Le Radici

Le radici del Seminario "Redemptoris Mater" di Macerata

L'Assemblea Conciliare del Concilio Vaticano II.

San Giovanni XXIII indice il Concilio Vaticano II

Un Giovane Karol Wojtyla al Concilio Vaticano II.

Il Concilio Vaticano II

Il Concilio Vaticano II è stato una primavera per la Chiesa, una risposta dello Spirito Santo alle sfide del mondo moderno.

Indetto da Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 e chiuso da Paolo VI l’8 dicembre 1965, il Concilio, attraverso lo studio delle fonti, ha aperto e distribuito i tesori di sapienza conservati nei secoli dalla Chiesa. Ha rinnovato la liturgia, riscoprendone lo spirito autentico e ridonando fulgore alla Pasqua, centro dell’anno liturgico, e alla sua veglia notturna, da cui trae origine tutta l’iniziazione cristiana. È infatti un’altra grande riscoperta del Concilio il catecumenato e l’intero processo d’iniziazione cristiana, attraverso cui la Chiesa gesta coloro che sono chiamati alla fede conducendoli alle acque vive del battesimo. Non di minore rilevanza è stata la riscoperta della centralità della Sacra Scrittura, quale seconda mensa che, unitamente all’eucarestia, nutre i fedeli e illumina la loro storia, vista come il luogo in cui la Parola si compie.

Il Concilio non tardò, negli anni immediatamente successivi alla sua chiusura, a portare frutto e ad attuarsi in forme e carismi che portarono ad un profondo rinnovamento della Chiesa, consolando e infondendo speranza ai pastori e alla Chiesa tutta.

 

Kiko Arguello e Carmen Hernandez. Iniziatori del Cammino Neocatecumenale.

Il Cammino Neocatecumenale

Dio non fa mancare mai alla Sua Chiesa i profeti che l’aiutino a leggere i segni dei tempi. San Giovanni XXIII disse che il rinnovamento della Chiesa sarebbe venuto attraverso i poveri.
Il Cammino è questo seme, nato nelle baracche di Palomeras Altas negli anni ’60 in uno dei sobborghi più poveri di Madrid.

L’Arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo, riconobbe nell’esperienza vissuta da Kiko Argüello, Carmen Hernández e i fratelli della primissima comunità nata tra le baracche, una vera riscoperta della Parola di Dio ed un’attuazione del rinnovamento liturgico promosso in quegli anni dal Concilio Vaticano II.

Oggi viviamo in una società post-cristiana, la fede non è più un fattore sociale comune e la risposta di Dio all’uomo moderno è un catecumenato alla riscoperta delle ricchezze del battesimo.
Un itinerario vissuto in piccole comunità basate su di un tripode: celebrazione della Parola, liturgia e comunità.

Il Santo Padre Francesco nel marzo del 2015 ricevendo i fratelli del Cammino Neocatecumenale si è rivolto ad essi con queste parole: “questo è il Cammino Neocatecumenale, un vero dono della Provvidenza alla Chiesa dei nostri tempi, come hanno già affermato i miei Predecessori; soprattutto san Giovanni Paolo II quando vi ha detto: «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni»”.

Kiko Arguello e Carmen Hernandez.
Iniziatori del Cammino Neocatecumenale.

Gli Iniziatori del Cammino Neocatecumenale, i Formatori
e l'Equipe Pastorale del Seminario davanti alla tomba
di P.Matteo Ricci a Pechino.

Padre Matteo Ricci

Nella storia dei rapporti tra la Cina e l’Occidente domina la figura del Missionario Gesuita Padre Matteo Ricci che, alla fine della dinastia Ming e all’inizio della dinastia Cing, trascorse quasi ventotto anni nel “Regno di Mezzo”. Nacque in una famiglia nobile di Macerata il 6 Ottobre 1552 e nel 1571 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Roma. Nel 1578 raggiunse Goa per sbarcare a Macao, Cina, nel 1582.

Dopo anni di lungo attento ed appassionato studio della lingua, entrò a Pechino, sede dell’Imperatore, il 24 Gennaio 1601. Padre Matteo Ricci fu spesso visitato da letterati, mandarini e  persone attratte dal fascino della sua persona e dal messaggio evangelico a cui aveva dedicato la vita e che procurò molte conversioni. Morì santamente a Pechino l’11 Maggio 1610 lasciando una fiorente comunità cristiana cinese.

Egli è stato il primo anello di congiunzione tra l’Occidente e l’Oriente, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha scritto di lui:

Sin dai primi contatti con i cinesi, Padre Ricci impostò tutta la sua metodologia scientifica e apostolica su due pilastri, ai quali rimase fedele fino alla morte, nonostante molteplici difficoltà e incomprensioni, interne ed esterne: primo, i neofiti cinesi, abbracciando il cristianesimo, in nessun modo avrebbero dovuto venir meno alla lealtà verso il loro Paese; secondo, la rivelazione cristiana sul mistero di Dio non distruggeva affatto, anzi valorizzava e completava quanto di bello e di buono, di giusto e di santo, l’antica tradizione cinese aveva intuito e trasmesso

Giovanni Paolo II
Roma 24 Ottobre 2001

“Fra le figure di spicco che in passato hanno onorato la vostra terra, mi piace qui ricordarne una, che oggi rappresenta un luminoso punto di riferimento per tutta la chiesa: il grande apostolo della Cina Padre Matteo Ricci […] A lui affido il vivo desiderio di poter un giorno – quanto vorrei che il tempo di attesa fosse breve! – incontrare personalmente quei cristiani, per ringraziare insieme con loro il Signore dei tanti doni ricevuti e per confermarli nel loro cammino di fedeli e generosi discepoli di Cristo e di buoni cittadini, pienamente dediti al bene del loro paese. […]
Credo che ciò che ho detto adesso io lo devo all’ispirazione della vostra città, all’ispirazione di Matteo Ricci, oriundo di Macerata”.

S.Giovanni Paolo II - 23 Giugno 1993
benedizione prima pietra del Seminario
“Redemptoris Mater” di Macerata.

Mons. Carboni con i nuovi lettori

Mons. Tarcisio Carboni

Tarcisio Carboni fu un Vescovo indubbiamente legato al Concilio Vaticano II di cui seppe farsi interprete sia in Italia che in terra di missione. Ebbe il merito di incoraggiare i carismi e i movimenti presenti nella diocesi di Macerata e di accogliere e promuovere quelli che il Vaticano II aveva fatto scaturire.

Incontrò e conobbe il Cammino Neocatecumenale nella parrocchia di S.Domenico a Fermo; subito comprese l’importanza della iniziazione cristiana in un tempo di fortissima desacralizzazione. Rimase colpito dallo stile kerygmatico ed esistenziale delle catechesi del Cammino e ritrovò in esso il suo stesso zelo missionario e la premura per l’evangelizzazione.

L’11 febbraio 1976, festa della Madonna di Lourdes, fu nominato Vescovo di Macerata. Fu lo stesso Mons. Carboni ad incoraggiare il clero di Macerata ad accogliere il Cammino nella diocesi ottenendo che si formassero le prime comunità nella Cattedrale, grazie al parroco Don Ivo Monachesi, e nella parrocchia dell’Immacolata grazie al parroco Don Attilio Marinsalti. Negli anni visse e conobbe sempre meglio il Cammino accompagnando le comunità nei passaggi e celebrando con esse la Veglia  Pasquale.

Ebbe una intuizione profetica quando pensò di erigere a Macerata un Seminario “Redemptoris Mater” per la nuova evangelizzazione. Nel Decreto di Erezione del Seminario scrisse: “Sotto gli auspici della Vergine di loreto, che scelse proprio il nostro territorio diocesano per il Suo Santuario, erigo nella nostra Diocesi, patria di Matteo Ricci, Apostolo della Cina, il Seminario “Redemptoris Mater” sotto il patrocinio della Madonna della Misericordia”.